Il litigio che ha creato uno stile

Il litigio che ha creato uno stile

Storia di tre donne, una spiaggia fredda e una rivoluzione accidentale

La verità è che non si litigò mai davvero.
Ma c’era una tensione, e quella tensione era creativa.
Corinne Day era convinta che la fotografia dovesse essere vera fino all’imbarazzo.
Melanie Ward credeva che lo stile fosse nell’imperfezione calcolata.
Kate Moss era una ragazza di sedici anni che non sapeva ancora di essere un’icona e si fidava ciecamente di entrambe.
Da questa triangolazione improbabile è uscita l’estetica degli anni Novanta.

La tensione creativa non era tanto tra Day e Ward quanto tra il loro lavoro e il mondo che li circondava.
Day voleva togliere tutto: trucco, postura, finzione.
Ward voleva aggiungere pochissimo, ma con precisione chirurgica: quella corona di piume in testa a Kate, per esempio, non era un caso ma una scelta.
La distanza tra il niente e il dettaglio esatto è dove si costruisce lo stile.

Ward ha detto una cosa che vale come manifesto: “Le nostre ambizioni e collaborazioni non furono mai definite da denaro, successo o ego.
Riguardavano la sperimentazione, il divertirsi con gli amici e il creare immagini.
” In un’industria ossessionata dal risultato, questa indifferenza al risultato era la cosa più sovversiva di tutte.

Quando Calvin Klein li vide, capì immediatamente.
Li portò a New York, diede a Ward piena libertà creativa, e le campagne che ne uscirono, con Kate che quasi scompariva negli scatti, stilizzata fino all’osso, diventarono le campagne più copiate degli anni Novanta.
Il “litigio” tra fotografo e stylist che nessuno aveva visto diventò lo stile che tutti imitarono.
E nessuno dei due ne era particolarmente orgoglioso, il che li rendeva ancora più credibili.