Storia della Louis Ghost e del fantasma che ha arredato un decennio
C’è una sedia che avete visto migliaia di volte senza sapere che si chiamava Louis Ghost. Era nei lookbook di Dolce & Gabbana e nella sala da ballo di Karl Lagerfeld. Era negli hotel di lusso di mezzo mondo e nei bistrot di periferia. Era nello showroom di ogni brand che volesse comunicare “eleganza contemporanea” senza sbilanciarsi troppo. Era ovunque perché era trasparente — e la trasparenza, a quanto pare, è la forma più democratica dell’invisibilità.
Philippe Starck la progettò nel 2002 per Kartell, partendo da una domanda semplice: qual è la sedia che abita l’inconscio collettivo occidentale? La risposta, nella sua ricostruzione, fu inequivocabile: la sedia Luigi XV, con i suoi braccioli curvi e lo schienale ovale. La poltronа dell’aristocrazia francese del Settecento, l’oggetto che aveva arredato i palazzi e i salotti di tre secoli di potere borghese. Starck la prese, la svuotò di massa e di peso, la iniettò in policarbonato trasparente, e la chiamò Ghost — fantasma — perché quella sedia era presente dappertutto e non si vedeva.
Il risultato tecnico richiese due anni di ricerca e sperimentazione. Il problema erano i braccioli curvi e lo schienale ovale: iniettare policarbonato in un unico stampo con quelle forme era qualcosa che non era mai stato fatto. Kartell sviluppò una formula speciale di policarbonato stabilizzato ai raggi UV — resistente agli ingiallimenti, agli urti, persino agli agenti atmosferici. Una sedia da usare dentro e fuori, impilabile fino a sei pezzi.
Il successo fu istantaneo e totalizzante. Dolce & Gabbana ne comprarono decine di pezzi subito dopo la presentazione al Salone del Mobile di Milano nel 2002. Karl Lagerfeld le inserì nella sala da ballo della sua magione del XVIII secolo. Nel 2004, quarantatré stilisti — tra cui Christian Lacroix e Jean-Charles de Castelbajac — le “vestirono” per un’asta benefica. Nel 2009, Barbie festeggiò i suoi cinquant’anni tingendole di rosa.
Ma l’aspetto più interessante della Louis Ghost non era il suo successo, era il suo funzionamento visivo. In ambienti già ricchi di stimoli e decorazioni, la sua trasparenza permetteva di mantenere pulizia e profondità, valorizzando gli altri elementi della scena senza competere con loro. Era una sedia che spariva per far risaltare tutto il resto. Nei servizi fotografici di moda degli anni Duemila — dove il background doveva esistere senza distrarre, dove serviva un’architettura visiva che suggerisse stile senza imporlo — la Louis Ghost era la risposta perfetta.
Starck definì la sua filosofia con una frase che sembra progettata per finire citata: “Ci sono mobili chiacchieroni e mobili discreti. La Louis Ghost dà la possibilità di scegliere l’invisibilità.”
Oggi nel mondo circolano circa tre milioni di esemplari. Probabilmente ne avete una in casa, o l’avete vista in una foto che non avete mai collegato al suo nome. È ancora lì, trasparente e ovunque, a fare esattamente quello che ha sempre fatto: scomparire nel modo più elegante possibile.


