Yves Saint Laurent

Yves Saint Laurent

Il ragazzo di Orano che ha dato alle donne il potere

C’era un diciassettenne ad Orano, in Algeria, che disegnava abiti per la madre e le sorelle e si sentiva incompreso dal mondo in cui viveva. Troppo sensibile, troppo artistico, troppo diverso per quel piccolo universo mediterraneo che non aveva la categoria adatta a contenerlo. Nel 1953 sua madre lo portò a Parigi per un incontro con Michel de Brunhoff, direttore di Vogue France. L’editore rimase così colpito dai suoi disegni da dargli il consiglio che cambiò tutto: “Sei nato per disegnare.” Yves Saint Laurent aveva diciassette anni. Il mondo della moda ne aveva diciassette di vantaggio su di lui. Nel giro di un decennio, sarebbe diventato il designer più influente del pianeta.

Nato il 1° agosto 1936 a Orano da genitori francesi, Yves Henri Donat Mathieu-Saint-Laurent crebbe in una villa sul Mediterraneo con le due sorelle minori. Fin da bambino costruiva bambole di carta elaborate e nell’adolescenza disegnava vestiti per la madre e le sorelle. Nel 1953 vinse il primo premio a un concorso internazionale di design organizzato dall’International Wool Secretariat di Parigi, battendo tra gli altri Karl Lagerfeld. De Brunhoff lo presentò a Christian Dior, che rimase abbagliato dai suoi schizzi.
A diciott’anni, Yves era il protégé di Dior. A ventun anni, dopo la morte improvvisa del maestro nel 1957, si trovò a guidare la maison più importante della moda mondiale. La sua prima collezione per Dior — la linea Trapezio del 1958 — fu acclamata dalla stampa internazionale come un capolavoro. “Salvatore della haute couture”, lo definirono i giornali francesi. Aveva vent’anni. Il peso di quella responsabilità, a quella età, è difficile da immaginare.

La storia successiva è quella di una frattura. Nel 1960 fu richiamato per il servizio militare in Algeria. Tornò in Francia malato, traumatizzato, e trovò di essere stato licenziato da Dior e sostituito da Marc Bohan. Intentò causa alla maison e vinse. Con il risarcimento e il sostegno del suo partner di vita e di lavoro Pierre Bergé, aprì la propria maison nel 1962. Da quel momento in poi, il mondo della moda cambiò irreversibilmente.
Nel 1966, in un’epoca in cui le donne che indossavano pantaloni erano considerate inappropriare o addirittura scandalose in luoghi pubblici — e molte venivano rifiutate all’ingresso dei ristoranti — Saint Laurent presentò Le Smoking: uno smoking da uomo riadattato per la donna, con vita ristretta per accentuare le curve e pantaloni disegnati per allungare le gambe. Fu la prima volta nella storia della moda che un designer proponeva i pantaloni come opzione per l’abbigliamento serale.

La reazione fu divisa. La socialite americana Nan Kempner fu notoriamente respinta all’ingresso del ristorante Le Côte Basque di New York per via del suo tailleur YSL. La risposta di Kempner — togliersi i pantaloni e rientrare indossando la giacca come minidress — è diventata una delle storie più celebrate nella storia della moda, e dice tutto sulla forza culturale di quell’abito. Fu Helmut Newton, nel 1975, a rendere Le Smoking davvero iconico: uno scatto per Vogue France mostrava una donna androgina e sicura di sé in un vicolo parigino illuminato fiocamente, i capelli all’indietro, una sigaretta, avvolta con una modella vestita solo di stiletti neri. Quella fotografia rimase nella storia della fotografia di moda

Nel 1966, nello stesso anno di Le Smoking, Saint Laurent aprì la boutique Rive Gauche a Parigi: il primo negozio prêt-à-porter di una grande maison di haute couture. Per la prima volta, la moda di lusso era accessibile — non come versione degradata dell’haute couture, ma come proposta autonoma e sperimentale. Rive Gauche divenne rapidamente l’epicentro della cultura giovanile parigina, il luogo dove l’eleganza incontrava la strada. Il concetto di moda come mix-and-match, come conversazione tra capi diversi, nasce lì.

Negli anni seguenti, Saint Laurent continuò a ridefinire la grammatica del vestire femminile con una coerenza ossessiva. Negli anni Sessanta i tessuti metallici e trasparenti. Negli anni Settanta il look ispirato al costume russo tradizionale. La blusa trasparente con cintura di piume di struzzo del 1968. La sahariana. Il pantalone a palazzo. Il tailleur da sera. Ogni stagione, una rivoluzione silenziosa.
Pierre Bergé disse nel 2008, alla morte di Saint Laurent: “Gabrielle Chanel ha dato alle donne la libertà. Yves Saint Laurent ha dato loro il potere.” Era la sintesi più precisa possibile. Nel 1983, il Metropolitan Museum di New York tenne una retrospettiva del suo lavoro: era il primo designer vivente a ricevere questo onore nella storia del museo. Si ritirò nel 2002. Morì il 1° giugno 2008 a Parigi, di cancro al cervello. Aveva settantun anni. Sulla sua lapide, nel giardino della villa di Marrakech che amava, c’è scritto semplicemente: Yves Saint Laurent. 1936-2008.