Chanel in costruzione. Matthieu Blazy e l’arte di non toccare le fondamenta

Quindici gru da cantiere, illuminate e colorate, al centro del Grand Palais. Matthieu Blazy non è il tipo da mezze misure nella scelta delle metafore. Chanel è un work in progress. Chanel è sempre stata un work in progress. E lui, che viene da Bottega Veneta dove ha affinato l’arte del lusso silenzioso, ha deciso di dirlo ad alta voce con una scenografia industriale da tre piani di acciaio e neon. C’è qualcosa di quasi ironico nel fatto che la maison più associata all’eleganza parigina abbia scelto di presentarsi tra le impalcature. Qualcosa di onesto, anche.

La collezione A/I 2026-2027 ha aperto con una serie di look impeccabili che rileggevano il tailleur Chanel in chiave aggiornata: silhouette più morbide, meno rigide, più rilassate. Un lusso discreto che non cercava nostalgia. Poi, gradualmente, la storia si è complicata. Il tweed, nei toni dell’arancione e del blu, catturava tutta la luce in una iridescenza rinfrescante, conferendo al tessuto una leggerezza e libertà di movimento inattese.

Blazy sembra aver interiorizzato lo spirito della maison più che le sue citazioni esplicite. I codici restano riconoscibili ma vengono riattivati e spostati leggermente, quasi impercettibilmente, fino a produrre qualcosa di nuovo. È una tattica sottile, più difficile da eseguire della rottura radicale. Rompere è facile. Spostare di un centimetro qualcosa che pesa cento anni è un’altra questione.

In prima fila c’era Claudie Haigneré, la prima astronauta francese — musa di Blazy già quando era studente di moda nel 2006, quando la fotografò in tuta spaziale. E di nuovo, come alla sfilata di gennaio, ha aperto il défilé una modella over 50. Scelte che dicono qualcosa sul tipo di donna che Blazy vuole vestire. Non un’icona. Una persona.

La domanda che Chanel si porta dietro da sempre — come si eredita la libertà? — non ha ancora una risposta definitiva. Ma Blazy, con le sue gru e il suo tweed iridescente, ha almeno il coraggio di porsela ogni stagione. E questo, a Parigi, vale già molto.