Se esiste una fotografa capace di far sembrare il surreale più reale del reale, è lei. Nadia Lee Cohen non fotografa donne: le trasforma in personaggi di una commedia americana che nessuno ha mai girato, ma che tutti ricordano come se l’avessero vista da bambini.
Il suo nome compare nella stagione 2026 nella campagna di Acne Studios, con protagonista la cantante Robyn: immagini che rimandano alla sensualità e si connettono all’album Sexistential, in uscita il 27 marzo. Un abbinamento che ha la logica di un sogno lucido: due donne che non inseguono l’approvazione altrui, ciascuna nel proprio linguaggio.
Cohen è nata a Londra nel 1990 e ha costruito il suo stile mescolando la fotografia di moda con la cultura pop americana degli anni Cinquanta e Sessanta, i motel sul bordo del nulla, i parrucchieri di provincia, le casalinghe con qualcosa di sbagliato negli occhi. Non è nostalgia: è archeologia del desiderio femminile, condotta con un’ironia che non taglia mai dove fa male davvero.
Le sue campagne per brand come Versace, Marc Jacobs e Valentino condividono un’estetica precisa: colori saturi come caramelle sciolte, inquadrature che sembrano rubate a una sceneggiatura perduta, soggetti che guardano sempre un millimetro oltre il bordo del fotogramma. Come se sapessero qualcosa che noi non sappiamo ancora.
In un momento in cui la fotografia di moda tende al minimalismo algido — tutto bianco, tutto piatto, tutto troppo silenzioso — Cohen è rumorosa nella maniera giusta. Un cortocircuito tra bellezza e stranezza che non smette mai di funzionare.


